mercoledì 26 maggio 2010

L'atterraggio di un sogno. Ultimo volo per l'Atlantis


Non so per voi, ma per me lo space shuttle è sempre stato il mezzo che, più di ogni altro assomiglia/va alle astronavi dei libri e dei film di fantascienza.
Lo so. Tecnicamente lo shuttle non è proprio un astronave. Non può raggiungere orbite elevate ecc..
Ma il fatto che possa decollare, atterrare e ri-decollare, al contrario di tutti gli altri mezzi spaziali costruiti dall'uomo, che sono essenzialmente usa e getta, be mi è sempre sembrato un passo avanti verso le navi spaziali cosi come ci sono state presentate nei romanzi.

Per questo mi sembra una grave perdita il fatto che gli shuttle si apprestino ormai agli ultimi voli. Sopratutto perché non esiste nessun sostituto a questa specie di camion dello spazio.

Di queste navi è stato detto tutto il bene ed il male possibile, ma resta pur sempre vero che per circa 30 anni hanno tenuto in piedi il sogno, almeno per l'occidente, dell'esplorazione spaziale.

L'Atlantis, lo shuttle che conclude con l'atterraggio di oggi la sua carriera (oltre 25 anni di missioni) è anche il mezzo che ha portato nello spazio il primo astronauta italiano. Franco Malerba.


C'è qualcosa che mi ha sempre emozionato in questi mezzi che non ha a che fare con la tecnologia ma con i segni lasciati dall'uomo.
Provate ad esempio a scaricare la versione ad alta risoluzione dell'immagine qui sopra.
Ingranditela e poi esaminatela nei dettagli. Le viti con i ritocchi di vernice, le plastiche talvolta screpolate, la colla lasciata da pezzi di velcro biadesivo ora rimossi...
Per chi come me fa il tecnico su mezzi che volano, per i piloti, ma credo anche per chiunque sia appassionato di oggetti che hanno accompagnato l'uomo nella sua storia, sono i segni tangibili di un vissuto umano.
Sono quei segni a raccontare di donne e uomini che hanno sfidato lo spazio e che li hanno vissuto per una parte della loro vita, talvolta l'ultima, di meccanici che hanno montato, smontato, ispezionato e rimontato cosa sta dietro a quei pannelli. Di ingegneri che li hanno pensati non solo in funzione di come sarebbero stati una volta finiti, ma anche una volta usati.
Si tratta di quella patina di vissuto che rende affascinante un auto d'epoca, un anfora romana, o un veliero antico... e che in questo caso mi lascia stupito ed ammirato a pensare "lo hanno fatto, lo abbiamo fatto... siamo andati, tornati e ci abbiamo riprovato". Perché l'andare nello spazio è una di quelle cose che appartiene a tutta l'umanità.

Ho avuto la fortuna di vivere durante la conquista della Luna. Ho visto gli shuttle andare e tornare e costruire una "casa nello spazio". Spero che la storia nell'uomo nello spazio continui perché al di la della retorica pro o contro le missioni spaziali, credo davvero che alla specie umana serva un sogno ed un obbiettivo e tra tutte le conquiste dell'umanità, quella di portare se stessa nello spazio, è forse la più incruenta che riesco ad immaginare.

Pare che per l'Atlantis ancora non si sia trovato un museo. Le navette restanti sono 3. Chissa se riusciremo mai a vederne una in un museo europeo?

Good luck Atlantis

20 commenti:

  1. Pulsanti, levette, selettori, quanta poca elettronica nerd.
    E infatti 25 anni sono un'era in termini computeristici.
    Con un portatile di oggi potremmo controllare tutte le funzioni del lem e del modulo comando per andare sulla luna, ma sai che rischio a non avere un bel bottone acc/spegn?
    Se si impalla winsozzo o linux ti chiede la password di root sul più bello?
    Ah, se qualcuno vuol fareun viaggetto fuori dal nostro pianteta...ricodarsi di portare una penna (Buzz docet)

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  2. Sicuro che finisce allo Smithsonian. Ormai per vedere qualcosa di valido bisogna fare un salto a Washington.

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  3. Ricordo ancora il lancio dell'STS-1 in diretta, tutto eccitato per questo nuovo programma spaziale della NASA...

    Ricordo il Challenger e il suo equipaggio di 7 membri fra cui una prof che avrebbe dovuto far lezione dallo spazio, esploso per la perdita di una guarnizione del SRB di sinistra...

    Ricordo il Columbia e il suo equipaggio di 7 membri, disintegrato al rientro per un foro sull'attacco dell'ala causato dall'impatto i parte della copertura del rivestimento del tank...

    Ricordo ad una STICCON l'incontro con Guidoni, e il suo racconto entusiasta della sua permanenza in orbita attraccato alla ISS in costruzione, e il suo stupore quando, alla fine, e' stato "assalito" dai trekkers con i poster per farseli autografare...

    Hedges, concordo: gia' 6 mesi nel campo informatico sono una generazione di componenti, figuriamoci 30 anni!!!

    Grazie, programma Space Shuttle: da parte mia non sarai dimenticato.

    Un Er nostalgico...

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  4. Sniff...

    Perdonate, un attimo di commozione e una lacrimuccia.

    Saluti
    Michele

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  5. Che bello...
    Mi ricordo che l'avevo visto per la prima volta nel film di 007 Moonraker.
    Lo shuttle vero deve essere decollato per la prima missionepoco dopo se ricordo bene. Quel cretino del pinna di squalene direbbe che Hollywood aveva previsto lo space shuttle ;-)

    Pensa che un mio amico e' andato avedere un lancio. Aveva scritto alla NASA chiedendo "posso venire a vedere un lancio dello shuttle?" e loro tre giorni dopo gli hanno mandato un pass.

    Ciao

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  6. Io ero in prima o seconda elementare per STS-1. Mi ricordo che avevo scritto il tema del lunedì, "cosa avete fatto domenica", "ho guardato il lancio dello Space Shuttle" :-)

    Mi ricordo che il serbatoio centrale era ancora verniciato di bianco. Mi sembrava la soluzione più intelligente al mondo per andare nello spazio. E mi ricordo l'atterraggio, circondato da F-5 di osservazione, con il timone che si apriva in due parti per frenare, mi aveva molto colpito.

    Farewell, Atlantis!

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  7. Ricordo anche io il primo lancio, ma ciò che mi rimane scolpito nel cervello per sempre sarà il primo atterraggio, la prima volta che un mezzo "spaziale" tornava sulla Terra atterrando e non cadendo!

    Si sta veramente chiudendo un'era!

    Umby9000

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  8. E su Space Cowboys quando lo fanno atterrare con megastallo?? ahahah

    E c'è gente che crede a qualsiasi panzana, purchè "faccia colpo". :-)

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  9. Tengo sopra la mia libreria un modellino del Columbia, con la stiva aperta e dentro lo Spacelab. E sono l-unico in famiglia a "sentirlo" forse sono anch'io un po' troppo vecchio, abbastanza da ricordare Armstrong e tenere in una vecchia scatola i giornali di quel Luglio.

    Ma temo che con l'esaurimento del petrolio anche la corsa allo spazio avra' un rallentamento. Sono cose che costano, e se non troviamo un altro modo piu' efficiente di produrre energia che non bruciando in 100 anni quello che la Terra ha accumulato in 100 milioni non possiamo permettercelo.

    Del resto ieri sui giornali l'Istituto Nazionale di Astrofisica era messo tra gli enti di ricerca soppressi, fortunatamente non era vero.

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  10. Gianni condivido l'amarezza che traspare dal tuo commento.

    Il mondo continua a dirsi che spreca troppo... ma non accenna ha cambiare.

    Pensare che ci vorrebbe poco.

    In queste settimane sono alloggiato in un alloggio nuovissimo costruito da un ente pubblico...
    In sala sei costretto ad accendere 5 lampade alla volta... in camera 3.
    Le vetrate sono disposte in modo che in inverno non entra il sole ed ora alle 4 del pomeriggio si cuoce...
    Il costo del risparmio è=0 e quello che si risparmia è tutto guadagnato..
    Ma non si riesce a cambiare abitudini. Si preferisce rinunciare alla ricerca ed ai sogni, che ad un automobile con 7 poltrone di cui 6 viaggiano regolarmente vuote.

    Sogno per i miei nipoti un mondo in cui si vada in aeroporto col treno e in stazione in bicicletta. Ma la politica, il mercato e la cultura continuano a inseguire altri modelli e voltano sdegnati la testa davanti alle evidenze dell'insostenibilità delle loro scelte.

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  11. Orso, una cosa: le navette rimaste in realta' sono 4 (c'e' anche l'"Enterprise" che e' stata usata solo in atmosfera per i test di atterraggio).

    Un Er Trekker :)

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  12. E' vero. 3 sono/erano, quelle in attività.

    Allora se sono 4 magari una abbiamo la speranza di vederla in un museo europeo. Magari a Le Bourget.

    Anche se sembra che i costi per la bonifica dai materiali pericolosi ed il trasporto costino una cifra...

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  13. Il problema grosso e' il traspoto: sicuramente deve essere effettuato via mare, a meno che il 747 Cargo NASA modificato per il trasporto Shuttle possa fare rifornimento in volo.

    Quando atterrano ad Edwards, per riportare uno shuttle al KSC solitamente fanno almeno 3 tappe perche' consumano una cifra di carburante.

    Un Er iscritto a NASATelevision channel su YT :)

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  14. L'unica è rilanciarlo in orbita e fare un ATO per atterrare alle Canarie :-)

    Gianni, su, cerchiamo di essere ottimisti. In fin dei conti, lo Shuttle va a idrogeno... ;-)

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  15. Credo il trasferimento in volo sia possibile. Alcuni aeroporti europei erano alternati in caso di emergenza. Inoltre credo possano fare la rotta nord atlantica che prevede alcuni scali.

    Il costo vero, oltre a quello della struttura, è appunto la bonifica.
    Anche gli aerei dell'epoca erano un problema per quello.
    Lo stesso 747 aveva, nelle vecchie serie, contrappesi delle superfici aerodinamiche in uranio impoverito e altre piacevolezze.

    Però visto che persino il rimorchio usato a cape canaveral per la movimentazione è di costruzione Italiana (direttamente dalla provincia di Cuneo :-) )... insomma almeno in Europa.

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  16. Mi sembrava di notare qualche analogia con la Duna...

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  17. @orsovolante: io le volte che devo andare in aeroporto ci vado in bicicletta.

    P.S:
    RIguardo al tuo commento ottimistico sul SRT: la finanziaria (nella bozza attuale) ha abolito il mio ente. Passa tutto al CNR, col risultato che sparisce una politica di ricerca per l'astronomia in Italia.

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  18. Ah, ecco, avevo in mente anche te, Gianni. Anche tu "ente inutile"?

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  19. Gianni quello che mi racconti mi lascia molto amareggiato.
    Un paese come il nostro dovrebbe investire tutto sulla ricerca e invece non sa fare altro che sperperare le poche risorse rimaste in progetti che sanno già di vecchio fin dagli obbiettivi dichiarati e servono più che altro a mantenere in vita privilegi e posizioni acquisite.

    Non è infrequente sentire la politica sorridere con sufficienza sulle scoperte fatte dai nostri scienziati e trattare con ancora più sufficienza i nuovi modelli di vita che queste scoperte rendono sostenibili ed alternativi ai vecchi.

    Immagino anche lo sconforto tuo e dei tuoi colleghi e mi auguro che almeno questa decisione non debba pesare troppo sul vostro futuro.

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